Francesco Demundo "L'insostenibile leggerezza di un pensiero"

Data: 
Giovedì, 24 Settembre, 2015 - 17:00 to Mercoledì, 30 Dicembre, 2015 - 17:00
Tipo: 
Mostra

Località: 
Trieste
Luogo: 
Ad Formandum
Indirizzo: 
Via della Ginnastica, 72
Dettagli: 

Giovedì 24 settembre, a partire dalle ore 19.00, presso l’affascinante sede dell’Impresa Sociale AD FORMANDUM, in via Ginnastica 72, si inaugura la mostra “L’insostenibile leggerezza di un pensiero” di Francesco Demundo, presentata da Enzo Santese. In sottofondo il supporto del video “Fermo l’immagine”.

Come scrive Enzo Santese, l’autore “interpreta la ricerca come una continua ricognizione nel passato dove preleva argomenti e motivi per l’innesco di una riflessione critica sulla contemporaneità”. Queste poche parole segnano tutto il percorso di Francesco Demundo: l’attenzione per la storia, la citazione “rettificata”, l’amore per l’oggetto, il motto di spirito, la battuta che si contrappone all’immagine. L’assunto è facile e il riferimento più immediato è con il più grande inciampo della storia dell’arte del Novecento corrisponde all’avventura Dada: in primis le regole del caos e del gioco che hanno fermato ogni perplessità, ogni dubbio, ogni interrogazione. In questo modo, la testimonianza di Marcel Duchamp che ha saputo spostare l’ago della bilancia dal fare al pensare, ha lasciato tracce profonde che hanno poi sfiorato anche le sponde della pop art (pensiamo agli assemblaggi e ai combine-paintings di Rauschenberg e Johns), mentre oggi, toccano i fantasmagorici teatri della realtà di Demundo. Infatti, è nella tecnica del collage e del ready-made “rettificato” che hanno trovato humus fertile le radici della sua opera, ovvero in quel fondamento della coscienza in cui la storia diviene soltanto ineluttabile presenza dell’essere, dell’essere qui e ora, senza possibilità di vero giudizio.

D’altra parte, la tecnica del collage, iniziata già in ambito cubista, con bene altre motivazioni, fin dal suo apparire si è configurata come la tecnica più radicale dell’inizio del Novecento, pari come portata all’uso della fotocopiatrice nell’ambito della progettazione grafica prima dell’avvento del computer.

È nella tattilità dei materiali impiegati che si constata come in tempi di devastazione delle speranze, di annunci apocalittici e di cronache d’incombente catastrofe, la sua opera rimanga testimonianza e argine della storia. Nel recupero del relitto, dello scarto, e nella casualità di questi incontri, non c’è un vero godimento estetico, ma un muro e un limite da intendere come coscienza divorante di abisso e precipizio. Il messaggio dell’autore non è dentro le cose, è nelle cose, e ambiguamente le occupa e le respinge.

La serata, organizzata con il concorso dell’Associazione Juliet e la rivista Juliet art, proseguirà fino al 30 dicembre e sarà visitabile da lunedì a giovedì, dalle ore 17.00 alle 20.00.

Informazioni
Telefono: 
335 264611
Email: 
info@adformandum.org

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