Alfred Seiland "Imperivm Romanvm. Fotografie 2005-2020"

Data: 
Sabato, 8 Maggio, 2021 - 10:00 to Domenica, 17 Ottobre, 2021 - 18:00
Tipo: 
Mostra

Alfred Seiland "Imperivm Romanvm. Fotografie 2005-2020"

L’iniziativa proposta da Fondazione Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov, rientra nel programma delle celebrazioni per la restituzione a Brescia della Vittoria Alata, la straordinaria scultura romana che, dopo un attento restauro durato due anni presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è tornata in città, nella sua nuova collocazione nell’aula orientale del Capitolium riallestita su progetto dell’architetto Juan Navarro Baldeweg. La mostra si pone come un ponte ideale tra il patrimonio storico e lo sguardo attuale in coerenza con l’identità del progetto pluriennale dedicato alla celebrazione e alla valorizzazione della Vittoria Alata. L’esposizione, curata da Filippo Maggia e Francesca Morandini, promossa da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, è co-prodotta con Skira e presenta per la prima volta in Italia “IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005 – 2020 di Alfred Seiland. “Si tratta di un'occasione imperdibile - sottolinea Francesca Bazoli Presidente Fondazione Brescia Musei - per conoscere insieme al grande maestro anche i rinnovati spazi espositivi del “Quadrilatero Rinascimentale” di Santa Giulia interamente impiegati dalla mostra di Seiland e per il quale sono stati riqualificati. La mostra si inserisce compiutamente nel cammino di narrazione intrapreso un anno e mezzo e fa destinato a dare nuovo significato al nostro patrimonio archeologico. Partendo dall’elemento detonatore della riqualificazione dell'aula del Capitolium, rappresentata peraltro dallo stesso Seiland, e proseguendo poi con una costellazione di eventi di grande qualità scientifica e di forte valenza comunicativa, come questo, che ci consentono di spiccare il volo in un panorama europeo attento alle maniere della trasformazione dell'antico nel contemporaneo.” Interviene Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei: “Quello che mettiamo in mostra al Museo di Santa Giulia è un percorso straordinario per qualità dell'ideazione e dell'esecuzione nella rappresentazione iconografica del patrimonio antico in chiave contemporanea. Una contemporaneità figlia della convivenza e della quotidiana formazione che gli uomini e le donne del bacino del Mediterraneo, così antropologicamente collegati al retaggio romano, fanno della loro memoria. Una memoria di pietre e di paesaggio che viene costantemente destrutturata, in una prassi quotidiana di convivenza, che rende così unica la presenza archeologica nella società contemporanea e nelle città europee. Quella di Alfred Seiland rappresenta un’operazione perfettamente speculare di ciò che Fondazione Brescia Musei sta compiendo intorno al patrimonio archeologico affidata ad artisti contemporanei come l'architetto Juan Navarro Baldeweg, in dialogo con l'arte contemporanea e risemantizzato da un linguaggio pittografico innovativo, ma anche, come in questo caso, rivista nella propria iconografia attraverso la fotografia contemporanea di un grande artista, per la prima volta in Italia, con la più grande monografica mai realizzata sin qui in un museo.” La rassegna, curata da Filippo Maggia e Francesca Morandini, promossa dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei e coprodotta con Skira, presenta, per la prima volta in Italia, 136 immagini di grande formato tratte da IMPERIVM ROMANVM, il monumentale progetto sviluppato in oltre quindici anni di lavoro dal fotografo austriaco. “Una mostra affascinante, un altro coerente capitolo del disegno della Fondazione Brescia Musei che coniuga storia, patrimonio e identità della città anche attraverso l’opera di artisti e fotografi contemporanei. Siamo felici di contribuirvi, come coproduttori ed editori, nel quadro di questa bellissima, organica alleanza” aggiunge il Presidente di Skira Massimo Vitta Zelman. Parte centrale della selezione è un nucleo di 20 inediti tra cui un portfolio di 6 scatti realizzati a Brescia tra il 2019 e il 2020, che coglie il patrimonio antico della città e ne documenta il valore monumentale e sociale, in costante cambiamento secondo canoni contemporanei, accompagnato da una video intervista di approfondimento. Affascinato dalle scenografie cinematografiche dell’antica Roma, allestite a Cinecittà, Alfred Seiland ha intrapreso un lungo viaggio nei territori in cui si estendeva il dominio di Roma, dalla Siria alla Scozia, ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo e oltre, per fotografare quei siti archeologici romani in cui si cogliessero le diverse sfumature di interazione tra uomo e rovine. Sono 40 i paesi raccontati attraverso i siti archeologici come Palmira, Samaria o Epidauro. Il progetto illustra, con fotografie talvolta iperrealiste e pop, talvolta simboliste e minimali, l'inestricabile e vitale rapporto tra le tracce residue della cultura romana e i luoghi della modernità. Le rovine emergono così in tutta chiarezza quali patrimonio comune di un immaginario collettivo, una sorta di minimo comune denominatore continentale tra passato, arte moderna e architettura contemporanea, la prima “forma” di globalizzazione dello sguardo. Il pubblico è invitato a scoprire le trasformazioni delle città e del paesaggio: l'occhio del fotografo ne esalta il riuso talvolta consapevole talvolta casuale, ed espone il surreale dialogo tra le antiche glorie monumentali e i moderni tessuti urbanistici, gli spazi del turismo di massa, dello sport e della cultura del tempo libero. Il Colosseo a Roma, le terme di Bath, il Pont du Gard in Provenza, ma anche rovine di siti meno noti al grande pubblico, o, ancora, edifici moderni che alludono all’antico in tutto il loro paradosso, come il set di Cinecittà o il Caesar Palace Hotel di Las Vegas o la presenza discreta dei resti archeologici nel tessuto urbanistico attuale. I monumenti dell’Impero romano, diffusi in Europa e lungo il bacino del Mediterraneo, costituiscono per i suoi abitanti un’abitudine visiva, per i turisti un feticcio, per le infrastrutture un ostacolo. Con questo progetto, costantemente in progress, Seiland è riuscito a riportare a galla, nel mondo globalizzato, la traccia del senso di comunità e un nuovo significato di quella integrazione che l’impero romano aveva avviato e realizzato per tutto l’arco della sua durata e che le locali vicende storico-culturali hanno modificato, distrutto o adeguato. Tra le fotografie riaffiorano tracce, forme, materiali e luoghi con i quali le società contemporanee che risiedono nei territori un tempo occupati dall’Impero continuano a rapportarsi, con modalità spesso inattese e sorprendenti. “Susan Sontag – racconta Filippo Maggia, curatore della mostra – nel suo avvolgente romanzo L’amante del vulcano, descrive uno dei tre personaggi principali, il console inglese Sir William Hamilton, come uno studioso e appassionato collezionista, di tutto e in particolare di qualsiasi cosa abbia a che fare con il vulcano, il Vesuvio della Napoli borbonica”. “Ancora Susan Sontag - prosegue Filippo Maggia -, nel suo fondamentale saggio Sulla fotografia, mai come oggi attuale e necessario, scrive che “Collezionare fotografie è collezionare il mondo. Alfred Seiland incarna perfettamente il prototipo di fotografo/collezionista, quasi una sintesi del pensiero della scrittrice americana: la sua raccolta “Imperium Romanum” nasce da una passione mai sopita per le vestigia dell’impero romano riconsiderate - non solo ritratte - all’alba del terzo millennio, racconta di luoghi a volte dimenticati e altre volte inventati, riunendo pezzi di mondo fra loro anche molto lontani”. “Monumenti antichi e paesaggi mitici, testimoni di oltre due millenni di storia erosi lentamente da fenomeni politici, sociali e naturali – sottolinea Francesca Morandini, curatrice della mostra – vengono riprodotti da Alfred Seiland come avrebbe fatto un pittore da cavalletto ottocentesco al seguito di missioni archeologiche in regioni remote. L'immagine che Seiland scatta è il momento finale di un percorso di ricerca, studio e conoscenza di luoghi il cui significato risiede nella storia, nelle vicende umane legate al sito, nella loro dimensione mitica e ne ferma la situazione attuale sospesa tra il “non più” e al contempo il “ma ancora”.

Museo di Santa Giulia - Brescia
8 maggio - 17 ottobre 2021
Da martedì a domenica
dalle 10.00 alle 18.00

Location