I voli dell'Ariosto. L'Orlando furioso e le arti

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Mercoledì, 15 Giugno, 2016 - 09:00 to Domenica, 30 Ottobre, 2016 - 19:00

In occasione del cinquecentesimo anniversario della prima edizione dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516), a mostra organizzata dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli e allestita a Tivoli, nello splendido scenario di Villa d'Este, diretta da Marina Cogotti, intende celebrare l'impatto esercitato dal poema fino ad oggi sulle arti figurative.
Diverse le motivazioni che hanno spinto la programmazione culturale del Sito ad includere nelle iniziative del 2016 una esposizione destinata a celebrare la ricorrenza. In primo luogo le ascendenze familiari del committente, Ippolito II d'Este, nipote dell'omonimo cardinale cui l'Ariosto dedicò l'opera volta alla celebrazione e alla "nobilitazione" delle origini della Casata ferrarese. Nei versi del Capitolo Terzo dedicati alla genealogia estense, il cardinale di Ferrara cui si deve la costruzione della villa tiburtina (un bimbo di 7 anni all'epoca della prima edizione del Furioso), è citato con Ercole, destinato ad ereditare il titolo di duca e gli altri fratelli: «quest'altro (...) Ippolito è, che non minor raggio che ‘l zio, risplenderà nel suo lignaggio» (III, 58).
L'influenza dei letterati di corte come l'Ariosto, in una Ferrara ove le ascendenze letterarie prodotte dalla reinterpretazione dei miti della cultura romanza finalizzata all'accreditamento dinastico ed alla nobilitazione familiare avevano già prodotto opere come l'Orlando Innamorato del Boiardo, devono aver contribuito alla formazione dei giovani principi; il ruolo del teatro, gli spettacolari allestimenti di tornei e giochi, i contesti della natura artificiata ricostruita nella corona di delizie sul territorio, lungamente rielaborati negli anni trascorsi alla corte francese e con la mediazione degli intellettuali, umanisti, artisti al suo servizio, hanno costituito il presupposto per la fantasiosa creazione di Tivoli, vero giardino delle meraviglie. Un legame profondo, una matrice comune, è dunque rintracciabile nella libertà espressiva e nell'uso della fantasia all'origine delle due creazioni, quella letteraria del Furioso e quella, giunta quasi cinquanta anni dopo, del giardino estense di Tivoli, partecipe da assoluto protagonista degli esiti più maturi dell'arte dei giardino rinascimentale.
La ripresa di un tema legato alla cultura rinascimentale, si inserisce pienamente in un percorso di offerta culturale che ha visto impegnata Villa d'Este in una serie di esposizioni diverse ma complementari, dedicate ad aspetti specifici della cultura dell'epoca. Un percorso iniziato nel 2012, con la mostra Magnificenze a tavola. Le arti del banchetto rinascimentale (COGOTTI - DI SCHINO 2012), proseguito nel biennio successivo con Cacce principesche. L'arte venatoria nella prima età moderna (SOLINAS 2013) e La nuova moda tra 500 e 600 (VALERIANI 2014).
La mostra, curata da Marina Cogotti, Vincenzo Farinella e Monica preti, ispirandosi alla spazialità "in movimento" del poema, mediante un itinerario che si snoderà attraverso i diversi luoghi e ambienti connessi allo scrittore estense, intende esplorare diversi aspetti dell'Orlando furioso, sia a monte della scrittura ariostesca, sul filo degli elementi che servirono allo scrittore per costruire il suo cosmo incantato, sia a valle, attraverso le reazioni dei lettori e degli artisti che si sono confrontati per secoli con il poema, cercando di tradurlo in immagini.
L'Ariosto, d'altronde, è sempre stato considerato un letterato spiccatamente figurativo, un vero e proprio "poeta-pittore", capace di dipingere "le armi e gli amori" con la penna e con l'inchiostro: già nel 1557, a nemmeno un quarto di secolo dalla sua morte, Ludovico Dolce ne parlava come di un «poeta che colorisce, et in questo suo colorire dimostra essere un Titiano». E in effetti gli studi recenti hanno dimostrato che non solo moltissimi artisti, lungo i secoli, si sono ispirati alle narrazioni ariostesche, ma anche che la fantasia dell'Ariosto si era spesso nutrita di suggestioni visive, attingendo ad un ampio raggio di fonti.
La fortuna figurativa dell'Orlando furioso è stata vastissima: si può dire che quasi ogni episodio del poema ha dato vita a numerosi riecheggiamenti iconografici, a partire dai decenni immediatamente seguenti la pubblicazione e l'immediata "canonizzazione" del testo, entrato precocemente a far parte del ristretto numero di grandi classici della letteratura italiana.
Durante il Cinquecento si susseguono le edizioni illustrate del poema, dove si assiste al tentativo, basato su strategie figurative sempre più raffinate, di tradurre in immagini il mobilissimo intrecciarsi nel tempo e nello spazio delle avventure degli eroi del Furioso, mentre si sviluppa e si consolida una vera e propria iconografia ariostesca, in una serie di opere e di cicli pittorici diffusi lungo buona parte della penisola. Una fortuna visiva che si è perpetuata nei secoli, giungendo vitale fino ad oggi: il poema dell'Ariosto risulta infatti ancora in grado di spingere grandi artisti contemporanei a confrontarsi con dei versi che sembrano trovare misteriose affinità elettive con il mondo caotico, virtuale e mobilissimo in cui viviamo.
Le opere convocate a Villa d'Este per essere esposte in questa mostra, attingendo alle tipologie più varie (dipinti, sculture, ceramiche, incisioni, disegni, carte geografiche, medaglie, libri illustrati, documenti...), intendono costruire un'esposizione di grande impatto visivo, rigorosa nel suo costante rapporto con i motivi ariosteschi, ma al tempo stesso emozionante e suggestiva.

I voli dell'Ariosto. L'Orlando furioso e le arti
dal 15 giugno 2016 al 30 ottobre 2016
Villa d'Este - Tivoli

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